Ogni famiglia possedeva alcune mucche e almeno un paio di buoi utilizzati come animali da tiro. Venivano allevati galline, conigli, pecore e maiali. Le mucche, in particolare, rappresentavano una grande ricchezza grazie al loro prezioso prodotto, fonte di energia e proteine: il latte.
La mungitura, effettuata a mano, era quasi sempre un compito affidato alle donne; veniva svolta almeno due volte al giorno, la mattina all’alba e la sera. Il latte raccolto nei secchi di metallo zincato veniva trasportato in casa tramite il “basro” (un bastone di legno sagomato per appoggiarlo sulla spalla, con due rientranze alle estremità per sostenere il manico del secchio), che permetteva di distribuire il peso e mantenere l’equilibrio. Il latte munto la sera veniva filtrato “a curarora” per eliminare le impurità e posto in un luogo fresco per la conservazione e per consentire l’affioramento della panna.

Il mattino seguente, dopo aver rimosso la panna che si trasformava in burro grazie a uno strumento apposito chiamato “u burlarò”, il latte veniva lavorato insieme a quello appena munto e a quello di pecora per creare un vero tesoro: il formaggio. Gli ingredienti fondamentali di questa alchimia erano il latte, il caglio e il calore della stufa. Il latte veniva riscaldato in una grande pentola di rame, chiamata “paiolo” o “ramà” in dialetto; raggiunta la temperatura ideale, si aggiungeva il caglio per favorire la coagulazione. La cagliata veniva poi spezzettata con un rudimentale bastone di legno, dotato di asole in ferro all’estremità, e successivamente cotta sulla stufa. La massa cotta, separata dal siero, veniva avvolta in tele di canapa e pressata in forme di legno, dotate di un foro inferiore (“ferslen”) per permettere lo scolo e conferire la forma desiderata. Nel frattempo, il siero veniva cotto ulteriormente per far emergere la ricotta; infine, in un’ottica di economia circolare, con l’aggiunta di crusca e scarti vegetali, diventava il pasto del maiale o delle mucche.


Le forme di formaggio fresco rimanevano per un certo periodo sotto sale, per asciugare l’acqua in eccesso e per la conservazione. Venivano poi portate in locali freschi e asciutti (cantine o magazzini) per la stagionatura, che poteva durare anche qualche mese. Per un prodotto così importante vi era un mobile dedicato : “a fermaiera”, fatto in legno ma non le parti laterali sostituite da una retina metallica che permetteva il giro d’aria per la maturazione e nello stesso tempo manteneva lontano i topi e gli insetti

Il formaggio rappresentava una risorsa fondamentale per la sussistenza della famiglia, non solo per il suo valore nutrizionale, ma anche come merce di scambio al mercato. Insieme a burro, ricotta e uova, veniva scambiato con prodotti non reperibili o non autoprodotti, come zucchero, sale, spezie e tessuti.
