Due valigie, una piccola in legno povero (pioppo) rigorosamente fatta a mano, l’altra in metallo, più resistente e più capiente.
Le valigie servono per viaggiare, ma che viaggi poteva intraprendere una famiglia contadina nata e cresciuta in località Bazzini?
Solo trasferte di lavoro.
I boschi, i campi, gli animali offrivano il sostentamento minimo ma tante volte non bastava soprattutto quando i figli erano tanti (anche 8/10). Per aiutare l’economia della famiglia tutti davano il loro contributo e quando la stagione lo concedeva. C’era chi si spostava per recuperare qualche soldo.
I giovani e gli uomini si spostavano per alcune settimane in paesi vicini per svolgere l’attività di taglialegna, detti “rsegotti”. Era un lavoro faticoso e completamente manuale che richiedeva l’uso di un segone, impiegato in coppia, per abbattere gli alberi, ridurli in pezzi e produrre assi, travi e tavoloni indispensabili per la costruzione di case, stalle, mobili e una moltitudine di attrezzi.
Anche le donne si spostavano temporaneamente verso le campagne pavesi e piemontesi per lavorare nelle risaie. Principalmente si occupavano della monda, cioè della rimozione delle piante infestanti, ma svolgevano anche il trapianto e la semina del riso, tutto rigorosamente a mano. Era un lavoro durissimo: piegate per molte ore al giorno, con le gambe nude immerse nell’acqua fredda, esposte al rischio di punture di zanzare, sanguisughe e bisce. Al raccolto del riso partecipavano sia gli uomini sia le donne. Per tutte queste attività faticose la remunerazione era modesta, costituita da pochi soldi e qualche decina di chili di riso. In questo contesto, ormai quasi settant’anni fa, si inserisce la tragedia del Rio Boffalora, dove 12 persone dei paesi limitrofi, partite per prendere parte alla raccolta del riso, persero la vita.
https://www.altavaltrebbia.net/2025/10/15/la-strage-di-rio-boffalora-un-doloroso-ricordo-sulla-statale-45/
La valigia era sempre quella piccola. Ma qualcuno, con coraggio, sceglieva quella grande, la riempiva con qualche vestito in più e con qualche ricordo del suo paese, pronto a intraprendere il viaggio attraverso l’oceano verso le Americhe in cerca di fortuna. Tracce di etichetta?
Nella prima metà del Novecento anche Bazzini fu teatro di emigrazione. Arrivati nel nuovo paese, senza conoscere la lingua e abituati alla durezza del lavoro contadino, si accontentavano di occupazioni umili. Aiuto e conforto li trovavano nella grande solidarietà di parenti e compatrioti che erano arrivati prima di loro. A New York vive un numeroso gruppo di cugini, ormai alla quarta generazione, con il cognome Bazzini. Il legame con il paese d’origine è ancora molto forte e, qualche anno fa, hanno deciso di riunirsi qui in Italia per conoscere il paese natale del loro bisnonno Giacomo, padre di nove figli, che ebbe il coraggio di attraversare l’oceano per sfuggire alla povertà. Sebbene lui e la moglie siano tornati nel paese d’origine, molti dei loro numerosi figli scelsero di restare a vivere negli Stati Uniti.
Collegandosi al sito https://heritage.statueofliberty.org/passenger-result ed inserendo il cognome Bazzini, Bassini o Basini come veniva storpiato negli Stati Uniti, si può vedere quante persone della zona (Corte Brugnatella, Coli, Orsola-Ozzola) siano approdate anche solo ad Ellis Island.


