Le risorse principali, abbondanti e facilmente reperibili per gli antichi abitanti della valle, erano la pietra e il legno proveniente dai boschi circostanti.
Le case e le stalle erano costruite con muri portanti spessi, realizzati con grandi pietre finemente scolpite, che garantivano robustezza e protezione dal freddo. I solai e le strutture dei tetti, invece, erano in legno, un materiale che assicurava leggerezza e flessibilità.
I legni più utilizzati nelle costruzioni erano la quercia (rovere) e il castagno. Entrambi si distinguono per durezza, densità, stabilità e durabilità. Da questi si ricavavano travi per le strutture portanti e assi per i pavimenti. Le assi, sagomate e maschiate, ricordavano il parquet moderno, ma erano molto più spesse. Anche le porte esterne erano realizzate con robuste tavole di rovere o castagno, conferendo loro resistenza e capacità di affrontare le intemperie.


Il legno di castagno, grazie all’elevata concentrazione di tannini che gli donano anche il caratteristico colore scuro, è tra i più resistenti agli attacchi dei tarli. Per questo motivo era il materiale preferito per la realizzazione di mobili e arredi, mentre il noce, più raro e pregiato, veniva utilizzato meno frequentemente. Oltre alle madie e alle “farinere”, destinate specificamente all’uso in cucina per la lavorazione delle farine, nelle abitazioni si trovavano pochi mobili artigianali: oltre a qualche armadio e cassettiera, erano presenti le testiere dei letti e, immancabile, la panca, su cui ci si sedeva o si riposava accanto alla stufa. La panca aveva una struttura essenziale, con schienale e due semplici braccioli.


Un altro elemento sempre presente era il tavolo. Realizzato spesso con tipi di legno diversi tra la struttura e il piano, per quest’ultimo talvolta si usavano legni meno pregiati. Il tavolo disponeva di un cassetto dove venivano riposte le posate e occupava una posizione centrale nelle case contadine. Le sedie rappresentavano un vero capolavoro di artigianato: il telaio in legno massello risultava robusto ma al contempo sottile ed elegante, completato da una seduta intrecciata. L’impagliatura, che richiedeva grande abilità, poteva essere realizzata a spicchi o a scacchi, conferendo leggerezza e raffinatezza alla sedia.

Il legno delle piante da frutto, come ciliegio, melo e soprattutto pero, era particolarmente apprezzato per la sua compattezza, il colore caldo e le venature eleganti. Essendo più raro, veniva destinato a mobili di pregio o utensili che richiedevano una maggiore durezza, come taglieri, cucchiai, pestelli e spianatoie.

Un legno invece molto meno pregiato, ma ampiamente disponibile e largamente utilizzato, era il legno di pioppo. Leggero e facilmente lavorabile, veniva scelto principalmente quando non si disponeva di materiali di qualità superiore, più resistenti ai tarli. Era riservato a elementi non portanti della casa, come porte interne o scuri, talvolta assi per pavimenti o oggetti che non dovevano sopportare carichi eccessivi o agenti atmosferici, e che comunque non avevano grande valore, come ripiani interni dei mobili. Tra gli oggetti in legno di pioppo ci sono due pensati per i bambini: una culla e una slitta, oltre a piattaie e porta coperchi. Le parti molto tarlate testimoniano la scarsa resistenza di questo materiale.





Lo stesso legno veniva spesso riutilizzato per creare nuovi manufatti: ad esempio, dalle assi ricavate dalla demolizione di un solaio si realizzavano panche. Quando diventava troppo usurato o danneggiato dai tarli, veniva infine destinato alla stufa per produrre calore. Anche nel nostro recupero del casolare abbiamo riutilizzato parte delle tavole e dei travetti in castagno per realizzare la testiera del letto, ripiani sottolavello, uno scaffale espositivo e altro ancora.
